Disponibile l’edizione 2015 del Global Open Data Index

Pubblicato il: Lunedì 14 Dicembre 2015

L’Open Knowledge Foundation - network internazionale di esperti che operano per la condivisione della conoscenze attraverso la cultura della trasparenza - ha reso disponibile l’aggiornamento del Global Open Data Index 2015, monitoraggio internazionale della disponibilità di dataset governativi esposti in formato aperto.  In questa edizione il Global Open Data Index ha valutato 122 Paesi e 1.586 dataset, stabilendo che solo il solo il 9% (cioè 156 dataset su 1.586 censiti), possono davvero essere considerati tecnicamente e giuridicamente aperti. 

 

Il Global Open Data Index 2015 mostra come tra i primi dieci Paesi classificati quelli che guadagnano più posizioni rispetto allo scorso anno sono: Taiwan, che guida la classifica 2015 con un punteggio del 78%, passando dall'undicesimo al primo posto; la Colombia che rispetto al 2014 guadagna 8 posizioni e l’Uruguay che ne guadagna 6. Ferme restando le possibili valutazioni comparate e gli “score” sulle singole tipologie di dataset, nella graduatoria generale l’Italia è collocata al diciassettesimo posto, con un miglioramento di 8 posizioni rispetto all’anno precedente, a testimonianza comunque di una positiva evoluzione in corso.

 

Dal 2013 l’Open Knowledge Foundation ha iniziato a monitorare sistematicamente il rilascio dei dati aperti da parte dei governi nazionali, ponendosi l'obiettivo di misurare e confrontare la disponibilità, in formato open data, delle informazioni di maggiore valore socioeconomico. Rispetto alle passate edizioni il Global Open Data Index 2015 amplia la base di variabili osservata aggiungendo a quella già monitorate - come la spesa pubblica, i risultati delle elezioni, i dati statistici nazionali, ecc -  anche i dati sugli appalti pubblici, sulla qualità delle acque e del suolo e i dati meteorologici. L’aggiunta di queste nuove variabili è il risultato di un percorso condiviso fatto dalla Open Knowledge Foundation insieme ai rappresentanti della società civile di tutti i paesi monitorati; ciò ha portato alla necessità di marcare una maggiore trasparenza e disponibilità di dataset, in particolare quelli afferenti ai cambiamenti climatici che, come reso evidente in questi giorni, ci riguardano sempre più in maniera diretta.