Come organizzarsi per gli open data: la policy di harvesting

Pubblicato il: Martedì 02 Maggio 2017
harvesting

L'avventura del rinnovato dati.gov.it è iniziata l'8 marzo scorso, promossa con il webinar dedicato Come organizzarsi per gli open data. Come sempre accade, alcune evoluzioni erano già preventivate, altre invece prendono corpo in base ai feedback, ai riscontri degli utenti. In entrambi i casi, le attività conseguenti vanno a declinare una risposta alla domanda originaria. Oggi vogliamo mettere in evidenza il modo di come vogliamo organizzarci per quanto riguarda l'harvesting.

 

L'articolo 9 del decreto legislativo n. 36/2006 prevede che "Le pubbliche amministrazioni e gli organismi di diritto pubblico adottano modalità pratiche per facilitare la ricerca, anche interlinguistica, dei documenti disponibili per il riutilizzo, insieme ai rispettivi metadati, ove possibile e opportuno accessibili on-line e in formati leggibili meccanicamente. A tal fine, e' utilizzato il portale gestito dall'Agenzia per l'Italia digitale per la ricerca dei dati in formato aperto rilasciati dalle pubbliche amministrazioni.". Data per scontata la necessità di un catalogo nazionale, che va identificato nel portale www.dati.gov.it (già noto come catalogo dei dati aperti della pubblica amministrazione), l'obiettivo è quello di documentare (possibilmente) tutti i dati resi disponibili dalle amministrazioni, evitando la duplicazione o la ridondanza delle informazioni e assicurando una adeguata frequenza di aggiornamento.

 

L’alimentazione e l'aggiornamento del catalogo nazionale sono processi che prevedono la diretta collaborazione dell'amministrazione titolare dei dati che ha sempre una responsabilità diretta sui propri dati e metadati di descrizione dei dataset. Ciò stante, seppur non espressamente previsto nella norma, è sempre possibile per le amministrazioni titolari dei dati avvalersi di un'altra Pubblica Amministrazione per le suddette attività di alimentazione e aggiornamento del catalogo nazionale. L'ipotesi più comune può riscontrarsi, in particolare, in contesti organizzativi che prevedono un Ente che svolge un ruolo di “coordinamento”, come ad esempio una Regione nei confronti delle varie amministrazioni che operano nell'ambito territoriale della Regione stessa.

 

Per quanto riguarda l'harvesting, questa fattispecie si potrebbe concretizzare in una raccolta dati da parte di dati.gov.it verso il catalogo regionale che, a sua volta, raccoglie i dati delle amministrazioni locali.

 

Laddove le amministrazioni coinvolte optino per tale soluzione occorre tener presente che, in relazione alla necessità sopra accennata di evitare la duplicazione delle informazioni , l'Ente che delega la Regione ed  espone i propri metadati sul catalogo regionale  non deve chiedere la raccolta di detti metadati anche da parte del catalogo nazionale; sarà il catalogo regionale a predisporre la raccolta dei dati di detto Ente assicurando una adeguata frequenza di aggiornamento e la conseguente alimentazione del catalogo nazionale.

 

Analogamente, per quanto riguarda l'esposizione dei dati verso il catalogo europeo European Data Portal, in coerenza con gli scenari possibili definiti a livello comunitario, la policy nazionale prevede l'harvesting da parte del catalogo europeo verso i cataloghi nazionali (dati.gov.it e rndt.gov.it) con eccezioni legate a circostanze particolari (ad esempio un catalogo non ancora federato con dati.gov.it) e comunque definite d'intesa con l’Agenzia per l’Italia digitale, centro di competenza nazionale per gli open data.