Infografica: l'Open Data in Italia

Nonostante nel nostro paese non sia ancora fortemente radicato un modello di società della conoscenza - scenario nel quale l’accesso alle informazioni e il loro libero utilizzo diventa un diritto per il cittadino - sono comunque molteplici le iniziative d’apertura di dati pubblici avviate; il processo sta interessando sia amministrazioni centrali che locali, tutte esperienze indubbiamente positive e rappresentative di un processo di cambiamento, sostanziale, avviato dalla Pubblica Amministrazione. Il percorso per la piena valorizzazione del patrimonio informativo pubblico è appena iniziato, la strada da percorrere è certamente ancora lunga,  ma le recenti iniziative istituzionali - anche legislative - nazionali e sovranazionali, daranno uno stimolo decisivo per raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Le licenze applicate

Dopo pochi mesi dal lancio del portale nazionale dei dati aperti – Dati.gov.it – sono stati pubblicati sul sito dei datataset molto interessanti, parte di questi segnalati direttamente dalle amministrazioni titolari dei dati. Per quanto riguarda le licenze applicate ai dataset, sono state utilizzate la IODL v1.0 (Italian Open Data License) e le licenze della famiglia Creative Commons. Per quanto riguarda la IODL v1.0, si tratta di una licenza pensata e sviluppata su misura per i dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione, favorisce ed incoraggia il libero utilizzo delle informazioni. Un ragionamento diverso va fatto per le diverse licenze Creative Commons, infatti, se da un lato alcune amministrazioni – come ad esempio la Regione Piemonte – hanno optato per una licenza d’uso che impone come unico vincolo per l’utente la citazione della fonte (cc-by) e per alcuni dataset persino una licenza ancor meno restrittiva come la  cc0 (Public Domain Dedication), altre amministrazioni limitano gli utenti – adottando ad esempio licenze che non consentono un uso per fini commerciali dei dataset – a tipologie di utilizzo più circoscritte per i dati rilasciati, tali limiti rendono sicuramente meno appetibile, per sviluppatori e cittadini, l’informazione messa a disposizione.

 

Riusabilità dei dati

Rispetto al livello di riusabilità dei dati, concetto ben definito anche nel vademecum sull’Open Data, i dataset si presentano in maniera abbastanza eterogenea. Una cospicua parte di amministrazioni rilasciano dati in formato strutturato ma proprietario (ad esempio i fogli di calcolo excel); tale scelta rende leggibili i dati in maniera automatizzata però implica la creazione di una barriera per l’utente, la necessità di acquistare un software per la lettura/elaborazione dei dati rilasciati. Molte altre amministrazioni rilasciano i propri dati in formato strutturato e non proprietario, è il caso - ad esempio - dei dati sulle partecipazioni a consorzi, società e fondazioni in formato CSV (Comma Sepatared Values) pubblicati dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dei numerosi dataset in formato Shapefile, lo standard di fatto per i dati geografici, catalogati su Dati.gov.it (Comune di Pavia, Comune di Firenze,…). Infine, vanno sottolineati alcuni casi d’eccellenza di istituzioni – come il CNR o la Camera dei Deputati - che rilasciano informazioni di tipo Linked Open Data, una modalità di apertura dei dati che garantisce il massimo livello di riuso per i dataset e conferisce un valore aggiunto notevole alle informazioni.

 

 

 

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Licenza d'uso:  CC-by

Data ultimo aggiornamento: 24/02/2012